L’espresso – 1968

STELVIO BOTTA

Venezia, Galleria Numero, Campo S. Stefano Stelvio Botta è un giovane scultore romano che all’inizio degli anni Sessanta ha abbandonato il realismo della sua formazione e si è ~so a costruire strutture metalliche, dove il ferro è divenuto presto il materiale preferito. Ferro nelle forme della produzione industriale, sbarre e tondini e talvolta elementi meccanici, lavo-rato saldando piegando e tagliando in composizioni che da principio risentivano ancora, benché non figurative, di una verticalità statuaria, e che man mano si sono liberate da questa come dal gu-sto per i valori epidermici del materiale per divenire strutture più libere. di una spazialità dinamica che si offre ad una molteplicità di soluzioni. Le rette e le oblique non chiudono più una forma ma, nella rinuncia totale alla plasticità della scultura, si ripetono e si intrecciano tessendo una specie di diagramma di tensioni contrastanti, una gabbia spaziale di fronte a cui lo spettatore sente moltiplicarsi rischiosamente i punti d’appoggio del processo co-struttivo, così come le implica-zioni simboliche. Scrive Corrado Maltese nella presentazione:. Che Stelvio Bot-ta discenda dal grande, anche se ancor oggi poco chiaramente individuato filone costruttivista, è cosa che a me pare ovvia, e naturalmente da quel grande filone, oltre che dalle sue personali esperienze discende l’ambiguità primigenia tra figura iconica e figura anconica a tre dimensioni ».

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